giovedì, 26 novembre 2009

Doghouse

Doghouse (2009)
Regia: Jake West



Avvertenze: Doghouse è un film misogino. Ma fa morire dalle risate.
Quanto tempo che non mi divertivo così. Probabilmente dai tempi di Splatters - gli schizacervelli di Peter Jackson.

Doghouse è una produzione low-budget veramente ben fatta. Superlativo direi! In doghouse c'è tutto ciò che rende felice il buon Testadicinema: svariati litri di sangue, dita tagliate, vomito nero, teste schiacciate, morti improbabili, zombi assatanati, tossine virali, vecchie assassine, e chi più ne ha più ne metta. Ma soprattutto c'è umorismo, battute demenziali racchiuse in un quadro assolutamente splatter: divino, direi!

La storia tratta uno dei temi più abusati nel cinema horror, ovvero l'eterna lotta tra il bene e il male. In questo caso il bene è rappresentato dagli uomini, buoni amiconi con l'idea fissa di ubriacarsi e ficcare l'uccello in qualche buco, mentre il male è impersonificato dalle donne, che si traformano in zombie assassini vomitanti olii color dell'ebano, e che provano a fare la pelle ai nostri eroi, e spesso ci riescono pure. Insomma, niente di nuovo, la quotidiana e triste realtà...

I titoli di coda iniziali sono bellissimi, spingono lo spettatore all'interno di una commedia inglese alla Lock & Stock, fuorviandolo completamente. Si mollano le fighe, si passa dal pub, si beve qualche birra, si parte per la casa in cui passeremo il fine settimana, si arriva in un villaggetto inculato nel più lurido buco di culo di una campagna sperduta, e si comincia col delirio.

Da vedere, assolutamente. Si ride, ci si spaventa, e si rimane disgustati dalle scene splatterone. Ma è proprio questo il bello delle commedie horror, no?

Chicchina cinefila: uno dei protagonisti è il Moff di Human Traffic, uno dei film preferiti della mia tardo adolescenza. E' bello vedere gli attori crescere, e da sbarbati ragazzini diventar uomini cazzuti.

Lo consiglio a chi ama le commedie-horror, a chi ama gli zombies, a chi ama il primo Raimi, e a chi conosce Peter Jackson per Bad Taste e Splatters e non per il signore degli anelli di merda.

Voto: 8 (Otto)

postato da: Testavuota alle ore 09:19 | link | commenti (3)
categorie: cinema, film, trash, commedia, horror, splatter, inghilterra, zombi, 08 , Jake West
domenica, 22 novembre 2009

Yattaman

Yattaman (2009)
Titolo originale: Yatterman
Regia: Takashi Miike


Premetto: Yattaman è un cartone animato che vedevo da bambino, che ho amato, e che mi porto nel cuore. Peccato che me lo sono rivisto poco tempo fa e ho scoperto una cosa terribile: è in realtà una cagata pazzesca! Un sacco di puntate tutte uguali, identiche l'una all'altra, vista una viste tutte. I buoni sono antipatici, e i cattivi perdono sempre.

Dopo questa premessa aggiungo: il film di Miike è invece graficamente stupendo, coloratissimo, ultra-pop, con delle immagini da trip quasi psichedeliche ed effetti visivi nettamente superiori alla versione animata.
Ha un solo difetto: anche stavolta la trama fa stracaà!

La trama è una boiata, dobbiamo ammetterlo, riprende quella originale e ci aggiunge alcuni particolari, ne cambia altri, ma nel complesso non risolve il problema della versione animata. Anzi, forse forse la peggiora anche. Le scene romantiche inserite di sana pianta, ad esempio, sono inutili e fuori luogo, come del resto il finale, zoppo e tirato via.

In realtà pare che questo prodotto sia stato commissionato a Miike, che si è dovuto quindi adattare ad un copione prefabbricato.
Si nota comunque il suo zampino: nella presa di culo delle scene romantiche, che gira in maniera ironica, sfottendo i momenti di massimo pathos; quando ridicolizza i viaggi dei due protagonisti, che girano il globo attaccati come netturbini a Yattacane, patendo come bestie alle intemperie.
Indimenticabile poi scena di sesso tra Yattacane e il robottone cattivo tutto puppe del trio Drombo.
E infine l'ultimissima scena, il saluto tra gli Yattamen e l'archeologo, che se ne vanno in maniera folle giù da una rupe, in evidente stile nonsense Miikeiano.

In ogni caso è bellissimo rivedere il fungo atomico col teschio, il tandem a tre posti, e lo sgangherato trio Drombo, in particolare Boyakki che si vuole fare a tutti i costi Miss Dronio.

Un applauso infine alle invenzioni di Boyakki e alla grafica superlativa che fa godere e ringraziare la computer graphic.

La trama? Semplice. Il trio Drombo cerca di recuperare la pietra Dokrostone per il dottor Dokrobei. Gli Yattamen si oppongono. Ogni volta i cattivi scoppiano in un fungo atomico con teschio.

Assolutamente da vedere per godere di un coloratissimo tuffo nei ricordi, talmente colorato da far rischiare un attacco epilettico.
Lo consiglio a quelli a cui è piaciuto Speed Racer dei fratelli Wachowski.

Voto: 6 (Sei)
postato da: Testavuota alle ore 07:00 | link | commenti (13)
categorie: cinema, giappone, film, cartoon, grafica 3d, miike takashi, 06
domenica, 15 novembre 2009

The Wanderers - i nuovi guerrieri

The Wanderers - i nuovi guerrieri (1979)
Titolo originale: The Wanderers
Regia: Philip Kaufman


Come mai stavolta due locandine? Solamente per dimostrare come il cinema possa essere rovinato da orribili trovate pubblicitarie. Cliccateci sopra, e guardatele, entrambe.

The Wanderers è un film americano molto carino, del genere "American Graffiti", con una spruzzatina di "Porki's" e una spolverata de "I ragazzi degli anni '50". La locandina a destra, l'originale americana, rende egregiamente l'idea.

La locandina di sinistra, quella italiana, mostra una scena totalmente differente, fuorviante. L'edizione italiana promette infatti un film alla "Warriors - i guerrieri della notte" o del tipo "I ragazzi della 52a strada". Diciamocelo: non c'entrano una beneamata ceppa.

Quindi il problema è questo. Lo spettatore si aspetta un determinato genere, ma la visione non rispetta le promesse, e inevitabilmente lo spettatore si sente tradito. Sti cazzi, voglio le mazze da baseball, esclama, voglio le bande cazzute, voglio il linguaggio coi controcoglioni, voglio il sangue, le teste spaccate...
E cosa mi ritrovo invece? Un quadretto dell'America ai tempi dell'assassinio JFK, un affresco dell'America del Vietnam, un dipinto dell'America di Dylan, un racconto di giovanotti con la brillantina alle prese con i primi tripudi sessuali.

Quindi non vi aspettate niente alla Warriors, o vi rovinerete la visione e penserete che il film sia una merda: ma credetemi, sarebbe solo perchè vi siete fatti infinocchiare da un marketing millantatore, non dal lavoro del buon Kaufman.

Ma in ogni caso, di cosa parla? Semplice. I Wanderers litigano coi Bombers, decidono di fare a manate pese, ma i mafiosi organizzano per loro una partita a rugby che si risolve in una megarissa con le Tigri, i Wong, e un babbo palestrato.

Favoloso il personaggio di Terrore, il capo dei pelati, e la sua mini-fidanzata Pesciolino.

Voto: 6 e 1/2 (Sei e mezzo)

domenica, 08 novembre 2009

Crank (2006)
Regia: Mark Neveldine, Brian Taylor


Ok, ok... Anche Testadicinema si piega al cinema d'azione patinato? Tra un po' lo troverete a recensire Van Damme? 'Sti cazzi! La realtà è che Crank è un film stupendo, un capolavoro con tre caratteristiche principali: trama al fulmicotone, ritmo sincopato, montaggio convulso e adrenalinico. E ho già detto tutto.

La trama sembra presa direttamente da un b-movie anni '80, e magari lo è, ma non ho la minima intenzione di sbattermi per scoprirlo.

Di cosa parla? Fottutamente semplice: Chev Chelios è un sicario a cui viene iniettato un siero cinese che dovrebbe ucciderlo in poco tempo. Se non fosse che Chelios è un fottuto superuomo con gli anticorpi coi controcoglioni. L'unico modo che ha di sopravvivere è tenere sempre il cuore a mille, l'adrenalina a diecimila, e per far questo deve fare tutto il possibile: risse, incidenti stradali, redbull, epinefrina, cocaina, corse a 300 all'ora, piastre per rianimazione, scopate, e chi più ne ha più ne metta! Qualsiasi cosa che lo mandi su di giri è ben accetta, basta che non si riposi e non dorma mai.

Praticamente una sorta di "Speed" umano, con un uomo ad orologeria al posto del pulman: se si ferma gli esplode il culo, e fine del film.

Il film è poi disseminato di splendidi esempi di cienema trash post eighty years. Eventi spettacolari che fanno godere di brutto ed esclamare concitati: "Argh, fottuto fidiput!!", come esclamerebbe Lobo, l'ultimo Czarniano.

La mia classifica personale delle chicche post '80s:
1) Sesso nel quartiere cinese, con gli smandorloni che osservano il coito e ridono coi loro dentoni;
2) Fidanzata usata come ariete per spaccare il finestrino dell'auto;
3) Negro che da' di negro ad un bianco;
4) Varie scene splatter tipiche da b-movie (mano tagliata, dita esplose, ecc.).

Il film è intenso, mai un momento di tregua, schizoide e schizzato, veloce e maiale, sudicio e frenetico,  rimbombante roboante rapido e isterico, pazzo fuori di testa e fottutamente meraviglioso.

Per finire vale la pena ricordare il rapporto tra Chelios e la fidanzata che ricalca quello di Bruce Willis con la propria donna in Pulp Fiction. Solo in questi momenti il film rallenta, ma che vuoi farci? Di fronte alla fidanzata, anche uno strafottutto duro come Chelios si rammollisce, e il film si riposa un attimo... per poi ripartire di nuovo come un treno.

A chi lo consiglio? A chi ha bisogno di una scossa d'adrenalina pura, a chi ama sentire dire "Fuck" ogni due battute, a chi ama Jason Statham, a chi si sente un duro coi controcoglioni, e a tutti quelli che amano i film d'azione.

P.s. esiste anche un seguito, uscito nel 2009.

Voto: 8 e 1/2 (Otto e mezzo)

domenica, 01 novembre 2009

Combat Shock (1986)
Titolo alternativo: American Nightmares
Regia: Buddy Giovinazzo


Combat Shock è un film targato Troma, il migliore film Troma secondo Mr. Kaufman. Io direi il migliore tra i film seri, che non parlano di mostri, mutilazioni, nerds assatanati, tette gonfiate, e splatterosità varie.
Combat shock è in effetti un gran bel film, girato con un budget da fame come tesi di laurea, ma che vale veramente la pena di vedere.

La trama è semplice: un reduce del Vietnam, preda di un evidente disturbo post traumatico da stress, gira come uno zombie per la città alla ricerca di un lavoro per poter mantenere la moglie e il figlioletto deforme (colpa degli esperimenti a cui è stato sottoposto in guerra) che strillano per la fame. La scena si svolge in una città senza speranze, senza soldi, senza cibo, in cui l'unica fuga è l'accattonaggio, l'eroina o la prostituzione.

Il film non è affatto leggero, sia per i temi affrontati, sia per le scene talvolta troppo crude ed esplicite, rese più insopportabili da una meticolosa attenzione chirurgica ai particolari. Un esempio: il tossico senz'ago che si apre la vena col fil di ferro per spararsi un po' di roba (e non parlo dei lupini di Padron 'Ntoni).

Bello il primo quarto d'ora onirico, quel ricordo incessante e martellante della guerra, degli orrori che il protagonista ha vissuto e che non riesce a togliersi dalla testa: "Ci ritorno ogni notte, senza eccezioni, e gli stessi avvenimenti si ripetono senza sosta".

La trama risente molto del periodo in cui è stata girato il film, si coglie una forte influenza del cinema anni '80, con scene giocate su abbondanti rallenty, musiche al sintetizzatore, atmosfere e colori tipiche alla Romero e con una spruzzata di Shinya "Tetsuo" Tsukamoto.

Allucinatorio, psichedelico, sperimentale, fa vivere in un'atmosfera sospesa, tra l'allucinatorio e il grottesco, in un crescendo di tensione che ricorda molto Christiane F. e i ragazzi dello zoo di Berlino.

Il finale è truce, angosciante, inquietante e rischia di far vomitare (non metaforicamente).

Insomma va visto.

Lo consiglio agli stomaci forti, agli psicologi, a chi ama i film di droga, e a chi cerca qualcosa che gli smuova dentro, nel profondo, qualcosa di incancrenito e putrescente.

Chicchine: nello studio dell'impiegato c'è un poster del Film di Romero.

Voto: 7 (Sette)

postato da: Testavuota alle ore 09:00 | link | commenti (15)
categorie: cinema, film, guerra, grottesco, troma, 07 , Giovinazzo Buddy
lunedì, 26 ottobre 2009

Bastardi senza gloria (2009)
Titolo originale: Inglourious Basterds
Regia: Quentin Tarantino


Che si può dire di "Bastardi senza gloria" che non sia già stato detto? Poco, veramente poco.

Film favoloso.
Bella la storia.
Splendida recitazione di un cast meraviglioso.
Stupenda la fotografia, le inquadrature, le riprese, il montaggio.
Bellissima la colonna sonora a dare dinamismo alle scene.
Citazioni cinefile a go-go.

Insomma non posso aggiungere niente?
Potrei usare un vocabolo difficile che molti non conoscono, tanto per distinuguermi un poco, per fare un po' lo sbruffone. Allora, pronti? Il film è un'ucronia. Che significa ucronia? Semplice: l'ucronia è una fantastoria, un racconto che che si basa su fatti storici alternativi, su vicende descritte così come sarebbero potute andare se non fossero andate come in realtà sono andate (capito?).

Ad esempio i libri "Fatherland" e "La svastica sul sole" sono ucronie, perchè narrano le vicende di un mondo in cui la Germania nazista ha vinto la seconda guerra mondiale (tanto per rimanere nel tema del film). Facile no?

E poi vorrei dire una seconda cosa: basta con questa menata, sto luogo comune che il film va visto in lingua originale. E che palle! Il film si può vedere benissimo doppiato. La realtà è che tutti i film adrebbero visti in lingua originale, non questo e basta. Tutti a ripetere che "Bastardi senza gloria" va visto in lingua originale. Basta! Ci avete rotto i coglioni! Ma un film come "Il padrino" non interessa a nessuno in lingua originale?

Allora: "Bastardi senza gloria" va visto in lingua originale come qualsiasi altro film, né più né meno. Stop.
Non ho altro da aggiungere.

P.s. Del film di Castellari (che ne parlo qui) è stato preso proprio poco: solamente il titolo (dell'edizione americana) e l'idea di un'azione folle contro i nazisti.

Voto: 9 (Nove)

postato da: Testavuota alle ore 14:07 | link | commenti (8)
categorie: cinema, film, tarantino quentin, ucronia, 09
domenica, 25 ottobre 2009

Battle Royale (2000)
Titolo originale: Batoru rowaiaru
Regia: Kinji Fukasaku


La prima volta che sentii parlare di questo film ero carico di aspettative. Dopotutto la trama è stupenda. Com'è? Semplice.

Ogni anno una classe di terza media viene sorteggiata per partecipare ad un gioco, il Battle Royale. Da quando il gioco ha inizio gli studenti hanno 3 giorni per farsi fuori l'uno con l'altro, l'ultimo che resta in piedi ha vinto, ed è libero.
Se decidono di non combattere: dei collari che sono costretti a portare esplodono e muoiono tutti.
Se dopo 72 ore non c'è un unico sopravvissuto: i collari scoppiano.
Se provano a scappare: stessa solfa.
Inoltre l'arena del combattimento (un'isola) è suddivisa in aree, come una scacchiera: ogni due ore un'area scelta casualmente diventa off limit, in modo da ridurre sempre di più il terreno di gioco. Cosa succede a chi si trova al suo interno? KABOOM!!!

Ai quarantadue studenti non rimane altro che mettere da parte i buoni sentimenti, pescare nel cestino dei rancori personali, mettere mano alle armi, e cominciare a combattere. Il motto del film è: uccidi, o sarai ucciso. E se non puoi uccidere, per adesso corri!

Una trama stupenda, ma un film deludente.

Non soddisfatto mi sono preso il libro, e me lo sono letto, e poi mi sono riguardato il film. Ed ho capito. Il problema è che il libro gioca, per più di 600 pagine, sulle dinamiche interiori dei personaggi, sugli aspetti psicologici, sulle motivazioni, sui sentimenti e gli stati d'animo di questi poveracci proiettati in questo folle disegno. Nel film tutta questa parte è stata eliminata, per ragioni di tempo. Che cosa rimane quindi? Un film d'azione portata al parossismo, un continuo ammazzamento, uno dopo l'altro, un cadere di personaggi a cui non puoi affezionarti, e che mancano totalmente del minimo spessore psicologico.

Insomma il film non regge. Sarebbe stato perfetto per un telefilm, allora sarebbe uscito un bel lavoro.

Da notare la presenza dell'inespressivo Takeshi Kitano, con un'interpretazione che purtroppo non giova affatto al film, ma anzi serve solo ad aggiungere un buonismo inutile all'interno di una trama di per sé terribilmente crudele.

Ulteriore differenza col libro: nella versione cartacea i maschi sono ben delineati psicologicamente, mentre le femmine sono quasi inesistenti, oppure al massimo sono descritte come delle brave donnine, potenziali future mogli, con l'unico pensiero del matrimonio e del ragazzo che amano, come se le donne non possedessero monti interiori complessi come quelli degli uomini, sottolineando una cultura fondamentalmente maschilista tipica del Giappone. Nel film invece questa divergenza non esiste, visto che entrambi peccano di idiozia: i maschi sono piagnoni rincoglioniti, e le femmine carne da macello.

Frase cult: (Dopo che il protagonista ha piantato una ascia nelle testa ad un compagno) "Mi spiace, stai bene?" (Serio, non ironico).

Voto: 4 (quattro)
postato da: Testavuota alle ore 12:00 | link | commenti (5)
categorie: cinema, giappone, film, trash, splatter, bande, combattimenti, fukasaku kinji, 04
domenica, 18 ottobre 2009

Trick 'r treat (2008)
Regia: Michael Dougherty


Trick 'r treat ha un unico difetto: non è un film degli anni ottanta, ma possiede tutte le qualità per esserlo.

Tanto per cominciare è un omaggio a film quali Creepshow e Creepshow2, ai quali sembra ispirarsi sia nell'ironia macabra di cui è disseminato ogni episodio, sia nel rimando ai fumettoni splatteroni dell'epoca, sia nella struttura ad episodi (anche se in questo caso abilmente intrecciati, quasi a creare una sorta di narrazione unica all'interno di un'unica notte: la notte delle streghe, Halloween).

Chi non ama i film a episodi non storca il naso, perché Trick'r Treat merita davvero di essere visto: ogni episodio oltre ad ammaliare per la bellezza delle immagini, per la fotografia, per le inquadrature e le riprese, un amalgama di stupende immagini colorate e caramellose, gioca a spaventare con una vena di ironia nera, grazie a colpi di scena finali che fanno sorridere biechi, mentre di nascosto ci si scopre a tremare sotto le coperte di fronte allo schermo.

Quindi non vi aspettate i soliti polpettoni di oggi, fatti di mangiacervelli, sadici serial killer, assassini seriali mentemarcia, torturatori folli, schizofrenici pazzoidi con l'unico desiderio di cavare occhi e tagliare dita, o di teenager che la sanno troppo lunga e con la bocca puzzolente ripiena di stupide battute americane. Trick'r Treat è cinema anni ottanta, solo che è stato fatto con trent'anni di ritardo.

Come presentazione potrebbe bastare ad invogliare gli amanti del cinema di una volta, ma voglio di più. Voglio che tutti lo guardino: e quando dico tutti, voglio dire tutti!

La trama? Semplice. Durante la notte delle streghe chi si prende gioco di Halloween e non ne segue le regole viene punito dall'uomo zucca, o da chi per lui.

Datemi retta, guardatevelo, ne vale davvero la pena.

P.s. C'è anche una citazione (non so se voluta) de "La casa 2": una mano tagliata che corre sul pavimento, anche se non possiede la grandezza e lo splendore che raggiunge nel non plus ultra di Raimi.

Voto: 8 e 1/2 (Otto e mezzo).
mercoledì, 14 ottobre 2009

Quel maledetto treno blindato (1978)
Titolo Alternativo: The inglorious bastards
Regia: Enzo G. Castellari


Dal momento che io sono l'unico cineblogger al mondo a non aver visto Bastardi senza gloria di Tarantino, e un po' me ne vergogno, ho deciso di recensire il film che lo ha ispirato: "Quel maledetto treno Blindato", uscito in America col titolo di The Inglorious Bastards (quello di Tarantino diventa "Inglourious Basterds").

Secondo Tarantino questo film è un must, tanto che il Merenghetti, nell'edizione del 2004 scrive: "Non all'altezza del culto che gli tributa Tarantino" e infatti gli da solo una stellina e mezzo. Motivazioni: buona la partenza del film, ma finale scontato.

Io non sono affatto d'accordo, anche perché il film parla di un assalto ad un treno nazista da parte di 5 soldati americani marmittoni e imboscati, e il finale non può che essere di due tipi: ce la fanno o non ce la fanno. Abbiamo il cinquanta per cento di probabilità di azzeccare il finale, ed evidentemente il Merenghetti o è molto fortunato, o la sa decisamente lunga.

In ogni caso: il film è buono, bei dialoghi, bei personaggi, bellissimo il personaggio siculo-americano che ruba ai morti, splendide le scenografie ricostruite con molta cura, e stupende le duemila esplosioni, tipicamente anni '70, con fuochi d'artificio, fischioni, e distruzioni in scala ridotta di modellini e plastici.

Unico neo del film è che ricorda troppo, nella parte finale, quella che non piace al Merenghetti, "I magnifici sette", oppure "I sette samurai" se siete dei puristi del cinema contro il remake.

Tarantino, visto che sbrodola per il cinema italiano, pensa bene di riprenderne l'incipit e dargli uno sviluppo nuovo, non so quale però, perché ripeto, sono l'unico dell'intera galassia interstellare che non l'ha ancora visto. Lo cita nel titolo, lo cita in vari film ("le Iene", "Death Proof"), e ne parla "fottutamente" bene.

Insomma è da vedere.

Di cosa parla? Semplice. Cinque soldati americani disertori cercano di salvarsi il culo scappando dai tedeschi nazisti e pure dagli americani che li vogliono fucilare, e alla fine si ritrovano ad assalire un treno per fermare una bomba atomica nucleare megagalattica.

Notizie simpatiche: Verso la fine del film non si combatte più con pistole e fucili, ma con cazzottoni e colpi di lama, perché erano finiti i picciuli per comprarsi i proiettili di scena!

Voto: 8 (Otto)
postato da: Testavuota alle ore 16:51 | link | commenti (5)
categorie: cinema, film, guerra, tarantino, 08 , Castellari Enzo G.
domenica, 11 ottobre 2009

Basta che funzioni (2009)
Titolo Originale: Whatever Works
Regia: Woody Allen


Ed eccoci qua, reduci dal nuovo film di Woody Allen.

Premetto, io adoro Woody Allen, la sua comicità oscillante tra l'irrazionale, il surreale e l'intellettuale, i suoi personaggi ipocondriaci, ansiosi e perennemente in analisi freudiana, l'aria jazzata al clarinetto che si respira fin dai titoli di testa.

Quindi, ritrovarmi di fronte ad una commedia, che racchiude tutti questi elementi, che ricorda il vecchio Woody Allen dei tempi di "Io e Annie", o de "La rosa purpurea del Cairo", o ancora di "Manhattan", mi ha reso immensamente gioioso.

Prima cosa: Woody Allen è solo il regista, stavolta non recita.
In ogni caso il protagonista, Boris, è a tutti gli effetti un personaggio alla Woody Allen: un ossessivo compulsivo (ogni volta che si lava le mani deve cantare 2 volte tanti auguri a te), un ipocondriaco che ogni notte si sveglia urlando di aver visto l'orrore e l'abisso, un quasi premio nobel con un QI da 200 (almeno è quello che sostiene lui), un cinico, un pessimista cosmico, un uomo che si considera intellettualmente superiore a tutti, un misantropo che vuole vivere da solo nella propria routine e nelle proprie manie.
Insomma il vecchio Woody, non interpretato da Woody.

Seconda cosa: "Basta che funzioni" è una commedia ironica, spiritosa, e ben costruita attorno a pochi personaggi, una commedia che fa sorridere e pensare, una commedia apparentemente pessimista, ma con risvolti ottimistici che fanno uscire dal cinema lieti e felici con l'idea che: "alla fine ha proprio ragione lui, perchè menarsela tanto? Alla fine basta che funzioni".

La trama? Semplice. Boris un cinico di mezza età reduce da un tentato suicidio incontra una ragazzotta di periferia scappata di casa che gli si infila in casa nonostante lui la insulti costantemente perchè il QI di questa non è al suo livello. I due però imparano a convivere e si instaura un amicizia.

Insomma, se volete vedere un film allegro, usicre dal cinema quieti, rilassati e con animo leggero, anche solo per fare i fighi e dire: "Io sono un intellettuale, io guardo Woody Allen", allora andate assultamente a vederlo.

Ripeto: è il vecchio Woody Allen, questo qui.

Voto: 8 (Otto).
postato da: Testavuota alle ore 07:59 | link | commenti (6)
categorie: cinema, film, woody allen, 08

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